La Ninna su Tg1 Mattina
Servizio di Rainews
Articolo di Rainews sul nostro impegno presso l’ex area industriale di via Druento.
Il veterinario Massimo Vacchetta e gli agenti faunistico-ambientali della Città Metropolitana di Torino hanno utilizzato otto gabbie per recuperare un gruppo di ricci dall’ex area industriale di via Druento, dove sono in corso lavori per un housing sociale. L’intervento degli animalisti ha temporaneamente bloccato i lavori per permettere il salvataggio di questi animali, tra cui anche pipistrelli. I ricci saranno ospitati al centro “La Ninna” a Novello, Cuneo, e verranno gradualmente reintrodotti alla vita selvatica. Gli interventi di recupero proseguiranno anche nelle ore notturne, supportati da termocamere.
TG1 su ex area industriale di via Druento
Siamo stati recentemente protagonisti di un servizio del TG1, che ha messo in luce la nostra determinata battaglia per proteggere i ricci che abitano l’ex area industriale di via Druento a Torino. Questi piccoli creature, spesso dimenticate, stanno affrontando la distruzione del loro habitat naturale. Grazie al supporto e alla visibilità offerta dal TG1, speriamo di raccogliere più attenzione e aiuto per questa importante causa.
Esce il 19 ottobre Raccontami qualcosa di bello, l’ultimo libro di Massimo Vacchetta
NOVITà IN LIBRERIA Raccontami qualcosa di bello l’ultimo libro di Massimo Vacchetta, il veterinario fondatore del Centro Recupero Ricci La Ninna, uscirà in tutte le librerie d’Italia il 19 ottobre.
Pubblicato da Sperling & Kupfer come il precedente best seller 25 grammi di felicità , Raccontami qualcosa di bello è un libro capace di toccare, ancora una volta, le più profonde corde del cuore.
Non ci saranno solo ricci in questa storia commovente e delicata, ma una creatura molto più grande, immersa (è il caso di dirlo) in tutto un altro mondo rispetto ai cespugli e al sottobosco in cui vivono gli amici spinosi del Centro Recupero Ricci La Ninna.
Sì perché Raccontami qualcosa di bello è la storia del salvataggio di Kasya, la delfina triste che rischiava di morire di solitudine nel delfinario ormai chiuso e fatiscente di Teheran. Un’epica impresa di salvataggio, che coinvolge volontari appartenenti a diversi Paesi e associazioni di profilo internazionale e locale.

In queste pagine, Massimo alterna la cura dei suoi piccoli pazienti con l’impegno spasmodico per risolvere difficoltà e imprevisti che di continuo si frappongono tra Kasya e la sua nuova vita, in salvo. In pagine indimenticabili per empatia e umanità , l’autore ci svela come «la cura» per lui sia una filosofia di vita, basata sugli unici valori che possono garantire alla nostra specie un futuro accettabile: passione, solidarietà , amore per i più fragili e attenzione per ogni essere vivente.
Valeria Pelle
I ricci della Ninna protagonisti su Arte tv
GERMANIA Un meraviglioso documentario presenterà al pubblico tedesco, francese e nordeuropeo le storie e le emozioni del Centro Recupero Ricci La Ninna.
Siete curiosi di vederlo? ora è possibile! Vi presentiamo ora qui una versione da 32 minuti

Clicca qui per vedere il documentario di Arte tv
Protagonisti i nostri piccoli spinosetti, ma anche, naturalmente, il veterinario Massimo Vacchetta, fondatore del Centro, e i molti volontari che gravitano attorno al piccolo ospedale dei ricci di Novello.
La lettura del libro “25 grammi di felicità ” ha fornito agli autori lo spunto per il docufilm, che ha come tema principale proprio la storia del veterinario novellese, fondatore del Centro di recupero. Nel documentario si racconta tutto: dalla professione veterinaria negli allevamenti di bovini alla crisi esistenziale che ha dato origine a una intensa presa di coscienza della fragilità e sensibilità degli animali e, di conseguenza, all’abbandono dell’attività sugli animali da reddito per dedicarsi totalmente e volontariamente ai selvatici più indifesi.
Il documentario, realizzato da una eccezionale troupe tedesca a maggio 2021, è stato tradotto anche in francese, sarà sottotitolato per il pubblico spagnolo e, nella sua versione più estesa, sarà inserito nel palinsesto di documentari di Arte tv, fruibile dal pubblico di Germania, Francia e Nord Europa.
La “prima” su Arte tv , la rete culturale franco-tedesca, sarà sabato 17 ottobre alle 20.
Guardatela in streaming!!!
Il San Francesco dei ricci ha vinto il Pet Carpet Film Festival
CINECITTA’ STUDIOS. Primo classificato al Pet Carpet Film Festival! È questo lo straordinario risultato ottenuto dal docufilm di Alessandro Ingaria intitolato Il San Francesco dei ricci.
Quattro minuti di straordinaria intensità , in cui il giovane regista e videomaker cebano Alessandro Ingaria e il cameraman Gianmarco Serra sono riusciti a riassumere storie ed emozioni che ruotano attorno al veterinario Massimo Vacchetta e al Centro Recupero Ricci La Ninna.

Dopo il battage mediatico dei giorni scorsi, su moltissime testate giornalistiche cartacee e web, e dopo aver letto i nostri articoli che annunciavano la semifinale prima e la finale poi, moltissimi amici della Ninna, sparsi in tutta italia, e tutti qui al Centro (anche i ricci ) hanno seguito con trepidazione la finale, condotta da Enzo Salvi ed Edoardo Stoppa, fino al risultato e alla proclamazione della vittoria nella sezione DocuPet.
Tra coloro che seguivano da casa la serata c’era anche il regista Alessandro Ingaria. Alessandro, come è stato assistere a questo evento cosi importante da distante?
E’ la prima volta che partecipo al PET Carpet Film Festival e poter raggiungere la finale è stata una grandissima gioia, sia per il documentario che per la storia che esso racconta. L’idea del video è nata dalla volontà di raccontare una grande storia d’amore. Una storia di amore verso questi piccoli animali che ha travolto un veterinario durante una fase di crisi della sua vita. Un amore verso i più deboli e fragili, che può far parte del Cantico delle creature di San Francesco d’Assisi. E da qui è nato il titolo.
Quando avete realizzato le riprese e quanto tempo è stato necessario per girare?
Le riprese sono state realizzate durante 5-6 incontri avvenuti tra Agosto 2020 e Maggio 2021
Qual è l’elemento comune dei suoi docufilm e quali temi preferisce trattare?
Nei miei documentari cerco soprattutto di trasmettere poesia. Unire immagini, parole e suoni per raggiungere l’intimo delle persone. Cerco di fare in modo che il documentario trasmetta di più tramite il non detto, il suggerito, rispetto alle semplici parole e racconti, affinché ognuno lo completi con la sua personale sensibilità . I temi a me più affini sono le storie che vanno oltre le parole e le immagini e che contengono intime emozioni. Molto spesso mi occupo dei più fragili e di quanti vengono ritenuti diversi: “l’altro da sé”.
Come verrà distribuito il docufilm su Massimo Vacchetta e il Centro La Ninna?
Mi piacerebbe che fosse usato nelle scuole, nei laboratori curati dal Centro La Ninna. Sulla distribuzione futura per ora ci sono idee, ma nulla di certo. La distribuzione purtroppo è sempre un po’ il “tallone di Achille” dei registi indipendenti.
Volete rivedere il video? Basta cliccare qui sotto
https://youtube.com/watch?v=g2c-IHFWJY4%3Fsi%3DqE7e6bwpu6LY6fu6
Può dirci di cosa si sta occupando adesso?
Ora sto lavorando a un documentario lungo che parla proprio dell’accettazione dell’altro da sé come salvezza dei propri dolori, fisici ed emotivi, che si intitolerà Nostra Signora del Labirinto. Sta per uscire il documentario Exodos, appena completato, che parla delle rotte migranti attraverso la voce e le foto di 14 talentuosi fotoreporter italiani e non solo.
Conosciuto meglio il profilo del regista e ideatore del docufilm vincitore, eccovi la videodedica di Enzo Salvi, al termine del Pet Carpet Film Festival, per Massimo Vacchetta:
Ed ecco i complimenti di Edoardo Stoppa per Massimo Vacchetta e il Centro Recupero Ricci La Ninna! Grazie di cuore!
Valeria Pelle
“Ora stiamo indagando su cosa abbia causato questo declino”, afferma la scienziata. Ci sono possibili varie spiegazioni. È possibile, ad esempio, che le piante fioriscano prima a causa della luce e quindi perdano la loro attrattivà , o che emettano profumi attraenti in momenti diversi. “I meccanismi naturali di impollinazione sono tutti strettamente coordinati”, afferma Knop. Se viene emesso il profumo sbagliato al momento sbagliato, ciò potrebbe portare all’attrazione di pericolosi parassiti invece di utili impollinatori. L’orario delle piante si basa, tra l’altro, sulla durata della giornata. La luce artificiale sconvolge questo piano.
Gli uccelli non sono solo indirettamente colpiti dall’inquinamento luminoso attraverso gli insetti. Per i rappresentanti di alcune specie è anche un pericolo diretto. Soprattutto per gli uccelli che migrano di notte. “Si orientano non solo in base al campo magnetico, ma anche in base a punti di riferimento come il sole, la luna e le stelle”, spiega Livio Rey. È particolarmente pericoloso in caso di nebbia. “Quindi gli uccelli si attaccano al punto più luminoso che vedono per assicurarsi che non stiano volando verso il suolo”, dice Rey. In realtà , quella sarebbe la luna. Invece, molti uccelli migratori che viaggiano nelle notti nebbiose perdono il loro orientamento sopra le città illuminate. Alcuni cadono morti dal cielo a causa dello stress e dell’esaurimento. Altri sono attratti da edifici, fari o fari illuminati fino a quando non si scontrano con essi. Finora sono state condotte poche ricerche sul fatto che anche i ricci che vivono in Svizzera soffrano della scomparsa Alcune specie di ragni beneficiano dell’inquinamento luminoso. immagine Imago dell’oscurità . Quel che è certo è che risentono anche della moria in massa degli insetti: il loro cibo sta diventando sempre più scarso. Uno studio recentemente pubblicato suggerisce inoltre per la prima volta che anche il comportamento dei ricci è direttamente influenzato dall’inquinamento luminoso. Un gruppo di ricerca ha tracciato i percorsi di tre popolazioni in diversi parchi
In Svizzera, la gestione della luce è in gran parte responsabilità dei comuni. Sono oltre 2000 diverse unità amministrative. E molti dei responsabili probabilmente non sono nemmeno consapevoli degli effetti della loro illuminazione. A livello federale ora c’è una consapevolezza del problema, afferma Schuler. Fa riferimento, ad esempio, allo standard SIA 491, che esiste dal 2013 “per evitare inutili
La luce artificiale notturna è una minaccia sempre più riconosciuta per la biodiversità e i processi ecosistemici. Ha effetti avversi diffusi sugli insetti durante tutto il loro ciclo di vita, inclusa l’inibizione dell’attività degli adulti, l’aumento dell’attività dei predatori e la riproduzione risulta compromessa. Diversi studi di alto profilo hanno evidenziato gli effetti dell’illuminazione notturna sull’impollinazione degli insetti. Tuttavia, non è chiaro se questi disturbino solo il comportamento dei singoli individui o se gli effetti siano così forti da ridurre attivamente le popolazioni di insetti.
Negli habitat illuminati da lampioni, la presenza di bruchi era significativamente inferiore, sia nelle siepi illuminate che ai margini dei prati illuminati. In generale, i bruchi erano più pesanti nei luoghi illuminati, probabilmente perché la luce artificiale influisce sul loro
I bruchi che vivono nelle siepi sembrano risentire maggiormente della luce artificiale rispetto ai loro conspecifici2 sui bordi dei prati. I valori di lux più alti nelle siepi (i bruchi sono più vicini alla fonte di luce) potrebbero essere una ragione. Un altro fattore potrebbe essere la minore mobilità degli animali adulti, poiché le specie attive in inverno con femmine incapaci di volare vivono nelle siepi. Inoltre, diverse famiglie di falene sono attratte dalla luce in misura diversa, il che può anche avere un impatto.
Tende e persiane tengono la luce all’interno e gli sguardi indiscreti lontani dall’esterno. L’averla si è specializzata in insetti di grandi dimensioni. Si può anche ottenere l’effetto giusto controllando l’illuminazione esterna. Insieme all’illuminazione stradale marciapiedi, posteggi e piazzali ben illuminati sono tra le principali cause di una eccessiva illuminazione. La soluzione più semplice è installare rilevatori di movimento. Questi dovrebbero essere programmati in modo tale da spegnere rapidamente la luce.
Il riccio è un animale selvatico molto particolare: vive nei nostri giardini, parchi e aree industriali, non ha paura delle persone ed è estremamente popolare. Molti proprietari di giardini vorrebbero quindi avere ricci in giardino e allestire casette per dormire e luoghi di alimentazione. Tutto ciò ha un senso dal punto di vista della presevazione della specie?
Chiunque abbia mai sollevato un vaso di fiori in giardino conosce l’immagine: spaventati dall’improvvisa incidenza della luce, molti piccoli animali fuggono. Il trambusto non sembra molto invitante, ma vale comunque la pena dare un’occhiata più da vicino. Oltre ad altre bizzarre creature a più zampe, ci sono gli unici granchi terrestri da scoprire: l’isopodo.
Anche gli isopodi adulti dipendono dall’umidità , ma le uova sono ancora più sensibili. I piccoli animali hanno trovato una soluzione elegante per questo. Quando il maschio ha fecondato le uova della femmina, la femmina muta, formando un marsupio che idrata costantemente. Le uova fecondate ora si spostano in questa borsa protettiva. Lì rimangono ben protetti fino alla schiusa. Questo può richiedere alcune settimane. L’isopodo, molto diffuso nel nostro Paese, raggiunge la maturità sessuale intorno ai tre mesi di età . Altre specie sono completamente cresciute solo dopo uno o tre anni. Anche il numero di uova varia notevolmente da specie a specie: L’isopodo depone da 20 a 90 uova e il periodo di gestazione nella borsa è di 40-50 giorni.
La situazione è simile con un altro abitante del suolo: il millepiedi. Prima di dare un’occhiata più da vicino a questi affascinanti animaletti, una cosa prima di tutto: i millepiedi sono in realtà il nome di un intero ordine composto da specie doppie, millepiedi, nane e minori. Più spesso, il termine millepiedi è usato scientificamnente solo per i diplopoda.
Mentre in Asia ci sono esemplari lunghi fino a 25 centimetri che possono uccidere un coniglio con il loro morso velenoso, i millepiedi svizzeri tendono ad essere animali poco appariscenti. Il rampicante comune è il più comune. Cresce fino a tre centimetri di dimensione, rendendolo la più grande specie di millepiedi dell’Europa centrale. Come i suoi parenti vegetariani, si nasconde in luoghi bui e umidi durante il giorno e diventa attivo verso sera. Quindi vaga per il suo territorio alla ricerca di piccoli insetti, ragni, isopodi o vermi. Sente la sua preda e la inietta con gli artigli sulla testa con un veleno. Anche un morso del rampicante comune può essere doloroso per l’uomo. A differenza dei millepiedi asiatici, tuttavia, non è pericoloso. Mentre gli isopodi e i millepiedi sono utili come raccoglitori di rifiuti, il rampicante comune assicura che i parassiti non abbiano il sopravvento.

